Archive | giugno 2010

“Il corpo delle donne” 3

Dalla pagina 133 de "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo - Feltrinelli

Darsi più da fare…rompere di più le scatole…essere più stronze…essere più acide… – facendo la tara alle donne “naturalmente” stronze (che secondo me sono tante quanto gli uomini, solo che costoro vengono apostrofati con altri termini più vari, spesso non negativi ma ammirativi in un certo senso) certo che in posti di potere sembra che la stronzaggine alligni più tra le donne che tra gli uomini: vogliamo vedere che fine farebbero le accomodanti, le “normali”, le eque, quelle che si limitano a fare il loro lavoro (si intende: in un mondo lavorativo dove le alte sfere sono a schiacciante maggioranza maschile)?
Qui e qui gli altri estratti da questo libro.

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“Le tre ghinee” 2

Brani da pag. 82 e 83 da “Le tre Ghinee” di Virginia Woolf – 1938  – edizione Universale Economica Feltrinelli

Proseguo il ritaglio di brani dal libro “pacifista” della Woolf che parte dall’esigenza basilare di una parità sostanziale tra uomini e donne che ancora era di là da venire (e chissà se lo sarà mai).
Non ci può essere indipendenza di pensiero senza indipendenza economica – ovvero, è necessario che le donne ( se si vuole che partecipino attivamente alla costruzione e al miglioramento della nostra società) non dipendino più dagli uomini (in tutti i sensi).

“Death sweeper”

Da "Death sweeper" n. 2 - Sho Kitagawa - Edizioni BD

Il tema è abbastanza originale: la morte vista dal punto di vista di un’azienda preposta  alle pulizie delle case in cui sono stati trovati cadaveri (perlopiù in decomposizione). Il protagonista in realtà è un ragazzo il cui fratello è morto suicida: da qui la sua esigenza di capire qualcosa di più di questa morte inspiegabile andando a finire col lavorare nell’azienda “Sweeper”, la cui familiarità con la morte è quotidiana.
Da non leggere per gli stomaci deboli.
Qui c’è una mia recensione al numero uno, ancora incerta; nel secondo numero si va avanti con altri casi umani – non sempre legati alla morte, ma  addirittura alla pulizia di appartamenti in cui persone alla deriva hanno vissuto per anni tra la spazzatura. Verso la fine del volume c’è anche una svolta imprevista, un accadimento inquietante che stimola a leggere anche il volume seguente – e questo nonostante il segno non eccelso dell’autore.

“Il corpo delle donne” 2

Dalla pag. 112 de "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo - Feltrinelli

Qui il ritaglio precedente. Andando avanti con la lettura mi trovo comunque a dare merito alla Zanardo  di aver chiarito diversi aspetti del problema della rappresentazione della donna nella televisione.
La richiesta di occuparsi della televisione è data dalla sua pervasività:  nel nostro  paese una  maggioranza schiacciante si informa e si forma quasi solo attraverso di essa – comprese diverse generazioni di giovani, ormai.

“Ultimate Spider-man”

Da "Ultimate Spider-man" n. 2 - Panini Comics -MARVEL Italia

Scritto da Brian Michael Bendis, disegnato da David Lafuente, colorato da Justin Ponsor . Ho letto anche il n. 2 e non è male se ogni tanto ci si vuole divertire un po’ con una storia leggera, giovanile, disegnata con tratto fresco a metà tra marvel style e manga (ma senza gli eccessi visti altrove).
Questa è una nuova collana che se non sbaglio riprende le vicende sospese con la prima collana Ultimate di Spider-Man uscita dal 2001; io ai tempi avevo comprato solo i primi numeri perchè Mark Bagley non mi è mai piaciuto granchè.
Qui gli ingredienti sono i soliti, come i personaggi – zia May, Gwen Stacy, M.J., la Torcia Umana (anche lui come gli altri molto adolescente), poi qualche cattivo nuovo e qualcuno classico (Misteryo) – naturalmente il tutto rinnovato e reinterpretato come da tradizione Ultimate.
Nel secondo numero c’è una bellissima slash-page con le strade di New York invase da ragni giganti e persone terrorizzate che scappano (come da copione; bella la frase di una di queste:”Perchè?? Perchè sempre a New York??!!”): questo Lafuente è davvero bravo.
Qui una recensione più approfondita su questa collana, e qui delle immagini tratte dal futuro n.5.

“Kick-ass”

Da "Kick-ass" vol. 2 (Ombre rosse) - Millar /Romita Jr. -Panini Comics

Certo un fumetto così se lo gustano meglio i cultori del fumetto supereroistico – la battuta sopra riportata è una delle tante.
Dopo aver letto il primo volume questo è il commento ancora diffidente che  feci su aNobii al primo volume, qui invece il commento al secondo volume.
In questo volume Romita Jr. continua ad essere un po’ deludente nel ritrarre i bambini – con queste faccione gonfiate e incollate su corpi stecchini. Vabbè, magari lui direbbe che l’effetto che vuole dare è proprio quello – possibile, in ogni caso l’impatto visivo è garantito, e per conto mio è sempre meglio una caratterizzazione estrema che una algida perfezione.

“Le grotte di Mogao”

“...Circa 19 chilometri a sud-est di Dunhuang, dalle dune scolpite dal vento emerge una parete rocciosa curva, alta oltre 30 metri, che svetta sul letto di un fiume fiancheggiato da pioppi. Già verso la metà del VII secolo, quella parete di roccia lunga un chilometro e mezzo era crivellata da centinaia di grotte. I pellegrini venivano qui a pregare prima di attraversare il temuto Deserto di Taklimakan, oppure, come nel caso di Xuanzang, a esprimere gratitudine per il buon esito di un viaggio. All’interno delle grotte, la monocroma sterilità del deserto cedeva il passo a un’esplosione di colore e movimento. Sulle pareti sfilavano migliaia di statue del Buddha in ogni possibile sfumatura cromatica,con le vesti luccicanti d’oro importato. Sui soffitti fluttuavano schiere di apsara (ninfe del paradiso) e musici celesti in diafane tuniche azzurre, di fattura talmente delicata che si stentava a crederli opera umana. Queste eteree rappresentazioni del nirvana erano affiancate da dettagli più mondani, noti a chiunque percorresse la Via della Seta: mercanti dell’Asia Centrale dai lunghi nasi con i tipici cappelli flosci, monaci indiani in tuniche bianche, contadini cinesi intenti a lavorare la terra…

Brano tratto dall’articolo di Brook Larmer “Santuari nella roccia” che appare nel numero di National Geographic del giugno 2010


Le foto del National a corredo di quest’articolo sono splendide, e rendono l’idea della magnificenza sia delle pitture che delle sculture – ma queste ultime mi hanno colpito in maniera particolare per la loro naturalezza e bellezza. Il luogo ha una storia lunghissima di incontro di varie popolazioni in varie epoche, ed è interessantissimo vedere come una religione – la buddista – sia stata diversamente interpretata a seconda delle influenze delle varie culture.

Interessante anche il dilemma che si pone ai curatori di questo immenso e prezioso patrimonio: pulire e mettere alla luce le pitture sulle sculture (ad esempio) per poterle vedere – ma così facendo esponendole al degrado – oppure lasciarle coperte e nascoste, ma intatte?

Qui un paio di siti dove si possono vedere alcune foto del luogo (ma non sono certamente belle come quelle del National Geographic).