“Le grotte di Mogao”

“...Circa 19 chilometri a sud-est di Dunhuang, dalle dune scolpite dal vento emerge una parete rocciosa curva, alta oltre 30 metri, che svetta sul letto di un fiume fiancheggiato da pioppi. Già verso la metà del VII secolo, quella parete di roccia lunga un chilometro e mezzo era crivellata da centinaia di grotte. I pellegrini venivano qui a pregare prima di attraversare il temuto Deserto di Taklimakan, oppure, come nel caso di Xuanzang, a esprimere gratitudine per il buon esito di un viaggio. All’interno delle grotte, la monocroma sterilità del deserto cedeva il passo a un’esplosione di colore e movimento. Sulle pareti sfilavano migliaia di statue del Buddha in ogni possibile sfumatura cromatica,con le vesti luccicanti d’oro importato. Sui soffitti fluttuavano schiere di apsara (ninfe del paradiso) e musici celesti in diafane tuniche azzurre, di fattura talmente delicata che si stentava a crederli opera umana. Queste eteree rappresentazioni del nirvana erano affiancate da dettagli più mondani, noti a chiunque percorresse la Via della Seta: mercanti dell’Asia Centrale dai lunghi nasi con i tipici cappelli flosci, monaci indiani in tuniche bianche, contadini cinesi intenti a lavorare la terra…

Brano tratto dall’articolo di Brook Larmer “Santuari nella roccia” che appare nel numero di National Geographic del giugno 2010


Le foto del National a corredo di quest’articolo sono splendide, e rendono l’idea della magnificenza sia delle pitture che delle sculture – ma queste ultime mi hanno colpito in maniera particolare per la loro naturalezza e bellezza. Il luogo ha una storia lunghissima di incontro di varie popolazioni in varie epoche, ed è interessantissimo vedere come una religione – la buddista – sia stata diversamente interpretata a seconda delle influenze delle varie culture.

Interessante anche il dilemma che si pone ai curatori di questo immenso e prezioso patrimonio: pulire e mettere alla luce le pitture sulle sculture (ad esempio) per poterle vedere – ma così facendo esponendole al degrado – oppure lasciarle coperte e nascoste, ma intatte?

Qui un paio di siti dove si possono vedere alcune foto del luogo (ma non sono certamente belle come quelle del National Geographic).


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