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Agenzia Alfa n. 38 -“I figli del buio” di A. Russo e M. Dall’Oglio

agenzia-alfa-figli-del-buioQuesto albo edito dalla Sergio Bonelli Editore fa parte di una collana collaterale di Nathan Never Agenzia Alfa – che ospita ormai da diversi anni storie di diverso tipo e lunghezza.
La lunga storia de “I figli del buio” (283 pagine) riprende e conclude (non in maniera definitiva) la saga della telepate Kay – non la Kay figlia di May e Branko (colleghi di Nathan Never) ma la Kay di un tempo futuro.
La storia è leggibile e godibile anche senza aver letto le storie precedenti (ci sono momenti di flashback e di spiegazioni, ma non lunghe).
Questo è un albo un po’ diverso dal solito (perlomeno per i canoni bonelliani): Massimo Dall’Oglio è un disegnatore che da sempre si esprime con uno stile molto influenzato dai manga (alcuni autori in particolare) ma che ha accolto anche diverse suggestioni di altri generi rendendo il suo segno unico e davvero interessante.
La storia di Alessandro Russo ha un buon ritmo (non ci si annoia mai), ma qui è da segnalare soprattutto il grande lavoro grafico di Dall’Oglio, preciso e dinamico al tempo stesso (senza mai esagerare con gli effetti “manga”).  Da disegnatrice so quanto lavoro c’è dietro, e ammiro la capacità di questo disegnatore di disegnare la tecnologia (ma non solo!).
Ho letto qualche parere di lettori abituati al realismo e alla cupezza di Nathan Never – e no, gli sfondi non sono poco curati,  ce n’è quanto è necessario che ce ne sia (a parte che molte scene sono ambientate nel deserto). Leggere 282 pagine fitte di particolari (magari inutili) renderebbe la lettura farraginosa, mentre qui parti più ariose e dinamiche si alternano a tavole spettacolari.
Le tavole di Dall’Oglio sono equilibrate, espressive, suggestive, con un uso magistrale dei retini, che mai soffocano il disegno ma anzi lo modellano, lo esaltano.
Oltre alle tavole qui presenti potete trovarne altre QUI,  qui invece una specie di copertina alternativa, QUI il booktrailer dell’albo (con musica dell’autore stesso). Questo invece è il Tumbrl di Massimo Dall’Oglio con disegni e schizzi.

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“Lo sciamano bianco” di M. Boselli e G. Ticci – Color Tex n. 3

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©Copyright immagini Sergio Bonelli Editore

Questa storia di Tex é uscita da poco nella collana Color Tex (n. 3) della Sergio Bonelli Editore.
Da ragazzina quando leggevo Tex il disegnatore che ammiravo di più era Ticci. Di solito anche i disegnatori più grandi arrivati a 70 anni ( e oltre, Ticci ne ha 73) accusano un certo inevitabile calo di qualità: la vista si indebolisce, la mano non é più ferma – ecc.: guardate queste tavole e ammiratene ancora la freschezza, il segno deciso e le precise proporzioni dei personaggi, l’abilità ancora intatta nel tratteggiare rocce e controluci, la capacità di raccontare in maniera chiara e con dinamismo.

“La mano del morto” – Tex

Da "Tex" n.594 - Boselli/Font - Sergio Bonelli Editore

La mano del morto” è l’albo inziale di una trilogia di Tex che prosegue con “Quel treno a mezzogiorno” e “Deadwood“.
Boselli è uno degli sceneggiatori che più ammiro in Bonelli, è bravissimo a tessere trame mai banali e sa spaziare in tutti i generi con competenza e creatività; nel caso di Tex da tempo è riuscito nell’intento di rivitalizzare un personaggio davvero carico di anni , di trame e sparatorie! Scrivere un classico rinnovandolo e rispettandolo non è da tutti.
In questa storia Boselli è affiancato da un maestro come Font, ancora in gran forma. Certe sue panoramiche un po’ a volo d’uccello sono splendide, così come certe vignette in cui si abbandona a dei chiaroscuri ben calibrati, così come sono ben calibrate tutte la tavole – sia quelle assolate che quelle notturne.
Boselli rivisita il mito di Wild Bill Hickok e imbastisce una trama all’apparenza complicata, in cui Tex e i suoi compari devono al solito farsi strada a pistolettate ma anche investigare sul mistero di alcune morti legate alle vicende di Hickok.
Solo un paio di piccoli appunti: a un certo punto il figlio di Tex rimane appiedato in un deserto durante un inseguimento; con sè non aveva neanche una fiaschetta d’acqua e rischia di morir di sete! Subito dopo riesce a trovare un cavallo selvatico, lo cattura e lo doma nel giro di poche ore!  Piccolezze che rientrano nella sospensione dell’incredulità dovuta quando si leggono  fumetti “non realistici”. In generale Boselli cerca sempre di giustificare il più possibile accadimenti, movimenti, psicologie, dialoghi – non sempre si può farlo in un “seriale/popolare”.